IVA – inerenza costi per consulenze. Ord. 27/09/2019 N. 24126/6 – CORTE DI CASSAZIONE

Posted On Novembre 4, 2019 at 7:47 pm by / No Comments

Descrizione

L’ordinanza in  titolo, la 24126/6, si occupa della detraibilità IVA acquisite da una società quando questa non riesca a dimostrare l’inerenza del bene o del servizio acquistato alla propria attività imprenditoriale. ” ( Da giustiziatatributaria.it).

Intanto giova precisare che qui si tratta di servizi e non beni (un refuso nella premessa in presentazione probabilmente). Inoltre va ricordato che l’eventuale non inerenza dell’acquisizione incederebbe non solo sulla detraibilità IVA ma anche sulla deducibilità del relativo costo.

Ora, poiché di per sé il principio dell’inerenza di un acquisto all’attività svolta e assodato e forse persino banale, vediamo come mai il caso specifico è arrivato alla Corte.

L’agenzia impugnava quindi la sentenza in primo grado, adducendo che dall’anno 2008 al 2012 l’ente, posto in liquidazione, non aveva mai dichiarato operazioni rilevanti ai fini IVA né ricavi commerciali. Né aveva dimostrata  la  correlazione fra gli acquisti e le operazioni indicate dalla CTR

Il fatto in sintesi.

L’agenzia delle entrate aveva ripreso a tassazione l’IVA indebitamente detratta, secondo l’ufficio,  per l’anno di imposta 2010 da una SCARL esercente attività imprenditoriale nel campo dell’innovazione tecnologica alle aziende dell’Alto Lazio con trasferimento del know how in via esclusiva, in relazione all’assenza di operazioni imponibili. La CTR Lazio aveva dato torto all’agenzia in primo grado, riconoscendo alla ricorrente la legittimità di costi sostenuti, regolarmente assoggettati ad IVA, a sua volta regolarmente pagata dalla cessionaria, per consulenze necessarie alla realizzazione del proprio progetto. (Finanziato anche da contributo pubblico, regionale). Secondo la CTR non potevano sussistere dubbi sul fatto che i beni acquistati fossero finalizzati all’attività di ricerca scientifico-tecnologica nell’esercizio dell’impresa. Nè rilevava  la circostanza che l’attività fosse stata finanziata da contributi pubblici erogati in favore delle imprese nei confronti delle quali veniva svolta l’attività di ricerca, queste pagando un corrispettivo per l’attività svolta dalla società cooperativa, ancorché coperto da un contributo pubblico.

In effetti tra l’altro nulla impedisce che le cessioni possano essere realizzate a distanza anche di anni rispetto ai costi sostenuti per la progettualità anche se come vedremo in questo senso qualche distinguo va fatto.

L’agenzia impugnava quindi la sentenza in primo grado, adducendo che dall’anno 2008 al 2012 l’ente, posto in liquidazione, non aveva mai dichiarato operazioni rilevanti ai fini IVA né ricavi commerciali. Né aveva dimostrata  la  correlazione fra gli acquisti e le operazioni indicate dalla CTR.

La Corte ha ritenuto fondato il motivo invocato dall’agenzia (violazione dell’art.19 d.P.R. n. 633/1972 e dell’art.2697 c.c.  ).

La contribuente sarebbe quindi riuscita a sostenere  l’onere della prova. In particolare  non è stata giustificata la “difformità temporale fra acquisti e cessioni, non potendo a ciò valere le tre operazioni valorizzate dalla CTR rispetto ad una situazione nella quale, dall’anno 2008 al 2012 l’ente, posto in liquidazione, non aveva mai dichiarato operazioni rilevanti ai fini IVA né ricavi commerciali. Né, d’altra parte, vi era stata dimostrazione della correlazione fra gli acquisti e le operazioni indicate dalla CTR.” Operazioni valorizzate dalla CTR ma evidentemente non dalla SCARL. Si rapporta quindi alla difformità temporale la non inerenza delle consulenze?

D’altra parte nelle motivazioni c’è il richiamo a “quanto stabilito dalla Corte di giustizia, secondo cui “in assenza di circostanze fraudolente o abusive e fatte salve eventuali rettifiche…, il diritto a detrazione, una volta insorto, rimane acquisito anche se l’attività economica prevista non ha dato luogo ad operazioni imponibili” (Corte giust. 29 novembre 2012, C-257/11, SG Gran Via Moinesti s.r.l., punto 29; Corte giust. 29 febbraio 1996, 1996, C-110/94 INZO, punti 20-21; Corte giust. 19 gennaio 1998, C-37/95, Ghent Coal Terminai, punti 19-23-cfr. Cass. 31 marzo 2011, n. 7344 e Cass.n.27351/2013).”

Ci si riserva una rilettura ed ulteriori riflessioni.

 

 

 

 

 

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