Studi di settore: l’azienda deve provare le motivazioni dello scostamento. La Cassazione “promuove” l’agenzia delle entrate.

Posted On Novembre 22, 2019 at 9:58 am by / No Comments

Descrizione

Con l’ordinanza _Civile Ord. Sez. 5 Num. 28575 Anno 2019 

la Corte di Cassazione  rigetta il ricorso di una società avverso la decisione  della CTR Lombardia che aveva rovesciato l’esito del primo grado in CTP di Varese. Perché? Secondo lì a Corte  “le circostanze addotte dalla società nel corso del contraddittorio amministrativo e nella fase contenziosa, a giustificazione dello scostamento dai risultati dello studio di settore sono state enunciate ma non provate dalla contribuente; ha inoltre rilevato la presenza di sicuri indici di antieconomicità dell’attività svolta, produttiva di redditi irrisori in presenza di fatturato notevole. “. Inoltre, “Con specifico riferimento all’Iva occorre precisare che la Corte di giustizia UE con sentenza 21 novembre 2018. C-648/16 ha ritenuto che la normativa italiana che consente la determinazione della maggiore Iva dovuta mediante metodi di accertamento induttivo del volume di affari, basato sugli studi di settore, non contrasta con la Direttiva 2006/112/CE e con il principio di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto”.

In sostanza una azienda, per uscire indenne da un giudizio su una controversia simile a quella di cui trattasi, deve poter fornire prove solide ed attendibili che possano giustificare lo scostamento tra ricavi dichiarati e risultanze dello studio di settore specifico. Come e quali? Ottima domanda. Certo, di fronte ad una antieconomicità dell’attività svolta diviene complicato, ma può accadere che si verifichi una condizione di questo tipo. L’importante è poter dimostrare perché è avvenuto.

 

 

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