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Plusvalenze, rateizzazione. Legittimo affidamento.

Plusvalenze, rateizzazione. Legittimo affidamento.

Descrizione

Sentenza del 02/01/2020 n. 3 – Comm. Trib. Reg. per il Molise Sezione/Collegio 1

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Soccombente: contribuente.

Testo:

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’………, come in atti difesa e rappresentata, ha proposto appello (…….) avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di …… (CTP) n……… con la quale si rigettava il ricorso della stessa contro gli avvisi di accertamento per Irpef ed altro 2013 e 2014. Nell’appello l’appellante si duole sostanzialmente che il giudice di primo grado ha errato nell’applicare il principio del legittimo affidamento, poiché non vi è stata alcuna reiterazione nell’applicazione della rateazione della plusvalenza nei periodi successivi al 2010 e non ha tenuto in debito conto che l’ufficio ha omesso di controllare e di emettere il provvedimento di rettifica, escludendo la rateizzazione delle plusvalenze fino ad un massimo di cinque esercizi, posto che la cessione dell’immobile era avvenuta in presenza di un possesso inferiore ai tre anni. Chiede pertanto in riforma della sentenza impugnata, l’accoglimento dell’appello per motivi suindicati con vittoria di spese. Si costituisce l’ufficio sostenendo che l’impugnazione è infondata in quanto la sentenza motiva congruamente sulle questioni poste. Chiede pertanto il rigetto dell’appello perché infondato con vittoria di spese.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’appello è infondato e va confermata la sentenza di primo grado. Preliminarmente si osserva in generale che appare singolare la tesi dell’appellante circa il dovere dell’amministrazione finanziaria di rettificare le dichiarazioni dei contribuenti, laddove essi formulino dichiarazioni in carenza di presupposti. L’amministrazione ha un potere-dovere di controllo che tuttavia per sua natura è saltuario, occasionale, non esercitabile al cospetto di ogni dichiarazione. Nella fattispecie concreta si applica l’art. 86 DPR n. 917-86. L’art. 86 statuisce che Le plusvalenze dei beni relativi all’impresa, diversi da quelli indicati nel comma 1 dell’articolo 85, concorrono a formare il reddito: a) se sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso; b) se sono realizzate mediante il risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento dei beni; c) se i beni vengono assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. 2. Nelle ipotesi di cui alle lettere a) e b) del comma 1 la plusvalenza è costituita dalla differenza fra il corrispettivo o l’indennizzo conseguito, al netto degli oneri accessori di diretta imputazione, e il costo non ammortizzato. Concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso il valore di avviamento, realizzate unitariamente mediante cessione a titolo oneroso. Se il corrispettivo della cessione è costituito esclusivamente da beni ammortizzabili, anche se costituenti un complesso o ramo aziendale, e questi vengono complessivamente iscritti in bilancio allo stesso valore al quale vi erano iscritti i beni ceduti, si considera plusvalenza soltanto il conguaglio in denaro eventualmente pattuito. 3. Nell’ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, la plusvalenza è costituita dalla differenza tra il valore normale e il costo non ammortizzato dei beni. 4. Le plusvalenze realizzate, diverse da quelle di cui al successivo articolo 87, determinate a norma del comma 2, concorrono a formare il reddito, per l’intero ammontare nell’esercizio in cui sono state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni, o a un anno per le società sportive professionistiche, a scelta del contribuente, in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto. La predetta scelta deve risultare dalla dichiarazione dei redditi; se questa non è presentata la plusvalenza concorre a formare il reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in cui è stata realizzata. Per i beni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diverse da quelle di cui al successivo articolo 87, le disposizioni dei periodi precedenti si applicano per quelli iscritti come tali negli ultimi tre bilanci; si considerano ceduti per primi i beni acquisiti in data più recente. Per Cass. Sez. 5 – , Ordinanza n. 16242 del 20/06/2018 (Rv. 649218 – 01) in tema di plusvalenze di cui all’art. 86, comma 2, del d.P.R. n. 917 del 1986, l’opzione per la rateizzazione deve risultare dalla dichiarazione dei redditi ovvero, in mancanza, la relativa volontà può desumersi, dal comportamento concludente del contribuente il quale, ex art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 442 del 1997, abbia “spalmato” le stesse nelle dichiarazioni dei redditi dell’anno cui si riferiscono e nei quattro anni successivi, secondo quote costanti. Anche per Cass. Sez. 5, Sentenza n. 24944 del 25/11/2011 (Rv. 620613 – 01) in tema di imposta sui redditi, l’opzione o la revoca del regime fiscale concernente le plusvalenze, diverse da quelle conseguite nell’esercizio di imprese commerciali, realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni sociali o di altri diritti comunque connessi a detti rapporti che, in base all’art. 3 del d.l. 28 gennaio 1991, n. 27 (conv. in legge 25 marzo 1991, n. 102), dovevano essere esercitate con apposita dichiarazione sottoscritta rilasciata dal contribuente al notaio o ad altri intermediari professionali, possano desumersi, a seguito dell’entrata in vigore dell’ art. 1 del d.P.R. 10 novembre 1997, n. 442, anche da comportamenti concludenti del contribuente, essendo tale ultima disposizione applicabile retroattivamente anche ai rapporti sorti prima dell’entrata in vigore del d.P.R. citato, in virtù dell’espressa indicazione contenuta nell’art. 4 della legge 21 novembre 2000, n. 342. Infine per Cass. Sez. 5, Sentenza n. 22872 del 25/10/2006 (Rv. 595450-01) l’opzione e la revoca di regimi di determinazione delle imposte, sia nel campo dell’imposizione diretta che dell’IVA, devono essere desunte da comportamenti concludenti del contribuente o dalla tenuta delle scritture contabili, anche per i rapporti sorti prima dell’entrata in vigore del d.P.R. 10 novembre 1997, n. 442. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’esposizione come ricavi dei corrispettivi fatturati in relazione agli stati di avanzamento dei lavori di costruzione di immobili, ai sensi del comma 2 dell’art. 60 del t.u.i.r., anche se in contrasto con una precedente dichiarazione di opzione, o in mancanza di questa – il riferimento è all’autorizzazione in deroga prevista dagli artt. 60, comma 5, t.u.i.r., e 1 del d.P.R. 4 febbraio 1988, n. 42, poteva costituire valido presupposto per l’imputazione del ricavo secondo il principio di competenza, e cioè quando l’obbligazione di pagamento era divenuta certa e definitiva). Posta la legge e la giurisprudenza in materia si ritiene che si sia tenuto conto da parte del giudice di primo grado sia della manifestazione di volontà della società di rateizzare la plusvalenza e sia dell’acquiescenza al provvedimento di recupero del 2011 che non è stato impugnato, con la conseguenza della correttezza della tassazione di una componente reddituale conseguita ma non dichiarata. Ne consegue che l’amministrazione ha applicato correttamente il principio del legittimo affidamento, poiché la società aveva manifestato la volontà di rateizzare le plusvalenze. Così come legittimamente il primo giudice ha considerato l’annullamento parziale degli avvisi di accertamento, con declaratoria della cessazione della materia del contendere in relazione ad applicazione dell’Irap delle quote di plusvalore. Ne deriva che la sentenza di primo grado va confermata nei sensi di cui in motivazione. Le spese posta la parziale soccombenza possono essere compensate.

PQM

La Commissione rigetta l’appello e compensa le spese

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