Sponsorizzazioni, pubblicità: senza contratto e tracciabilità ciao ciao costi.

Descrizione

Sentenza del 18/11/2019 n. 626 – Comm. Trib. Reg. per il Molise Sezione/Collegio 1

Introduzione.

La.morale della vicenda è: per quanto dl’art. 90 della legge 289/2002 qualifichi quale spesa pubblicitaria  le sponsorizzazioni poste in essere in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche fino ad un ammontare complessivamente non superiore a 200.000 euro, non è possibile ignorare i principi di effettività, certezza, determinatezza o determinabilità dei costi, anche in rapporto al fatturato.  Passaggio  importante2 punti: ” Se è vero che per i contratti  di sponsorizzazione non è richiesta la forma scritta “ad substantiam “, non è men vero che, sotto il profilo probatorio, appare indispensabile stipulare il contratto nella forma di scrittura privata ed effettuarne la registrazione quantomeno al fine di avvalorare la detraibilità dei costi che si assume siano stati sostenuti.”. Ma al contratto messo su per bene va aggiunta la tracciabilità dei pagamenti.

Il secondo grado  rigetta l’appello e conferma l’avviso di accertamento.

Attenzione dunque a non  contare oltre il dovuto sul  disposto del citato articolo 90.

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LA SENTENZA

Intitolazione:
Nessuna intitolazione presente

Massima:
Nessuna massima presente

Testo:

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data ……, la …….. interponeva appello avverso la decisione n. …. del …… con la quale la Commissione Tributaria Provinciale di ….., aveva rigettato il ricorso d a lei proposto avverso l’avviso di accertamento IRES, IVA E IRAP relativo all’anno d’imposta 2010 con il quale l’Agenzia delle Entrate di ….. aveva richiesto il pagamento dei maggiori imposte per la somma di euro 15.087,00 oltre a sanzioni ed interessi per aver disconosciuto le spese di sponsorizzazione che la società aveva dichiarato aver sostenuto in favore dell’A.S. …..

A sostegno dell’interposto appello la società lamentava la violazione dell’art. 90 della legge 289/2002 che qualifica, quale spesa pubblicitaria, le sponsorizzazioni poste in essere in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche fino ad un ammontare complessivamente non superiore a 200.000 euro.

Evidenziava in proposito che fino alla concorrenza dell’anzidetto importo operava dunque una presunzione legale assoluta di inerenza/deducibilità di tali spese per cui era precluso ai giudici di prima istanza qualsivoglia valutazione sulla loro congruità ed inerenza.

Chiedeva pertanto, che in presenza della documentazione prodotta in atti che attestava l’esistenza di un contratto di sponsorizzazione e l’effettivo sostenimento da parte della …. delle relative spese, spettasse alla medesima l’agevolazione fiscale non riconosciuta dall’Amministrazione Finanziaria.

Nel costituirsi in giudizio l’Ufficio evidenziava l’infondatezza e la pretestuosità dei motivi addotti dalla società a fondamento dell’appello, chiedendone il rigetto con consequenziale conferma della sentenza appellata che appariva sufficientemente motivata e non suscettibile di censure, e instando per la condanna dell’appellante al pagamento delle ulteriori spese processuali.

All’odierna pubblica udienza le parti venivano ammesse alla discussione orale e, all’esito, sulle conclusioni rassegnate a verbale, l’appello veniva posto in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Osserva la Commissione che le doglianze dell’appellante in merito violazione dell’art. 90 della legge 289/2002 appaiono fondate.

In proposito infatti il comma 8 dell’anzidetto articolo qualifica, quale spesa pubblicitaria, le sponsorizzazioni poste in essere in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche fino ad un ammontare complessivamente non superiore a 200.000 euro.

A tale proposito la Corte di Cassazione, con le ordinanze 21 marzo 2017 n. 7202 e 6 aprile 2017 n. 8981, in contrasto con quanto asserito dall’Agenzia delle Entrate che sostiene che la sponsorizzazione alle società sportive, entro i limiti indicati nell’anzidetto articolo, può essere qualificata spesa pubblicitaria solo in presenza dei requisiti di inerenza ed economicità previsti dal Tuir, ha invece testualmente affermato che “quella sancita dall’articolo 90 comma 8 L. 289/2002 è una presunzione assoluta oltre che della natura di spesa pubblicitaria altresì di inerenza della spesa tessa fino alla soglia, normativamente prefissata, dell’importo di euro 200.000.”

In considerazione di tale orientamento giurisprudenziale, su cui questa Commissione non ha motivo di dissentire, si deve ritenere che in tema di sponsorizzazione di società sportiva dilettantistica operi una presunzione legale di inerenza/deducibilità delle spese fino alla concorrenza di euro 200.000,00.

La Corte, con le citate ordinanze, ha altresì chiarito che, proprio per la natura di presunzione assoluta della norma, anche la presunta antieconomicità della spesa per l’asserita irragionevole sproporzione tra l’entità della stessa rispetto al fatturato/utile di esercizio della società contribuente, è da ritenersi irrilevante.

Tanto debitamente premesso va comunque precisato che, pur in presenza di tale presunzione in ordine all’inerenza e congruità delle spese di sponsorizzazione che si assume essere state sostenute, occorre pur sempre che la società dimostri documentalmente l’effettiva stipulazione di un contratto e il sostenimento delle relative pese.

Sotto tale profilo la Commissione ritiene che le motivazioni addotte nella sentenza impugnata siano ineccepibili.

Quanto al contratto si osserva che la sponsorizzazione è un contratto bilaterale a titolo oneroso e a prestazioni corrispettive con il quale una parte (detta sponsor) si obbliga ad una prestazione pecuniaria nei confronti di un’altra parte (soggetto sponsorizzato) la quale si assume l’obbligo di promuovere, nell’ambito della propria attività, l’immagine, il marchio, i prodotti dell’azienda sponsor.

Seppure è vero che per i contratti di sponsorizzazione non è richiesta la forma scritta “ad substantiam “, non è men vero che, sotto il profilo probatorio, appare indispensabile stipulare il contratto nella forma di scrittura privata ed effettuarne la registrazione quantomeno al fine di avvalorare la detraibilità dei costi che si assume siano stati sostenuti.

Infatti soltanto in questa maniera sarà possibile provare gli accordi, gli obblighi gravanti su ciascuna parte, le prestazioni da eseguire, i tempi, le modalità, il corrispettivo (in denaro o in beni/servizi) pattuito e le modalità di pagamento.

A tale proposito la Corte di Cassazione ha costantemente affermato che i costi, per essere ammessi in deduzione quali componenti negativi del reddito di impresa, debbono soddisfare i principi di effettività, certezza, determinatezza o determinabilità.

In elazione a quanto sopra evidenziato, la società appellante avrebbe dovuto assolvere a tali imprescindibili aspetti provando l’esistenza di un contratto, di pagamenti tracciabili, i documentazione bancaria attestante il pagamento delle fatture di sponsorizzazione emesse dalla società sportiva.

Tali adempimenti di fatto non sono stati assolti dall’appellato che non solo ha prodotto un contratto di sponsorizzazione non avente data certa per non essere stato registrato (e come tale irrilevante sotto il profilo probatorio), ma nemmeno ha provato i costi sostenuti in quanto, come opportunamente evidenziato dai giudici di prima istanza, la documentazione prodotta a tal fine non può di certo ritenersi sufficiente sia perché le matrici degli assegni allegate alle fatture esibite non sono riconducibili alle fatture medesime in quanto in queste ultime non sono state specificate le modalità con cui erano stati effettuati i pagamenti (il che comporta che non si può ritenere provata la tracciabilità dei pagamenti) sia perché manca la prova dell’effettivo incasso degli assegni.

L’appello va pertanto rigettato e confermato l’avviso di accertamento impugnato.

La peculiarità delle questioni trattate e le considerazioni sull’applicabilità dell’art. 90 della legge 289/2002 sono da ritenersi gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la compensazione delle spese di questa fase di giudizio in conformità con quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 77 del 19 aprile 2018.

P.Q.M.

Il Collegio, definitivamente pronunciando l’appello rigetta l’appello. Spese di questo grado del giudizio compensate.

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